Chi arriva ad Assuan aspettandosi solo il “solito” Egitto dei sarcofagi e delle piramidi resta spiazzato. Qui il paesaggio cambia registro: il Nilo si stringe tra colline di granito rosa, le isole punteggiano il fiume come smeraldi, e la storia si intreccia con imprese moderne altrettanto straordinarie di quelle faraoniche.
Tre tappe, in particolare, raccontano bene questa doppia anima della città: un tempio salvato da un’inondazione con un’operazione da record mondiale, un monumento mai nato che è diventato più famoso di molti obelischi compiuti, e un giardino discreto dove gli assuaniti vanno a guardare il tramonto lontano dal chiasso dei tour organizzati.
Il Tempio di File: un santuario salvato “pietra su pietra”
Il Tempio di File – in origine dedicato soprattutto a Iside, dea della magia, della maternità e della rinascita – fu venerato ininterrottamente dall’epoca faraonica fino a quella romana e bizantina, con ogni sovrano che vi aggiungeva qualcosa di suo. Gli edifici più antichi sopravvissuti risalgono al regno di Nectanebo I, intorno al 370 a.C., ma il culto della dea in questo tratto del Nilo affonda radici ben più profonde.
Il vero colpo di scena, però, arriva nel Novecento. Dopo la costruzione della prima diga di Assuan nel 1902, le acque del Nilo iniziarono progressivamente a circondare l’isola originaria di File, sommergendola per gran parte dell’anno. Con l’innalzamento della Diga Alta negli anni Sessanta, il rischio non era più stagionale ma definitivo: l’intero complesso poteva scomparire per sempre sott’acqua.
È qui che entra in scena una delle più grandi operazioni di salvataggio archeologico della storia. L’UNESCO avviò un’imponente campagna internazionale: grazie a una diga a cassettoni e a un sistema di pompaggio, l’acqua fu allontanata, le strutture smontate in oltre 40.000 blocchi numerati e trasferite sull’isola di Agilkia, dodici chilometri più a sud, l’unica delle isole vicine con un profilo abbastanza simile all’originale da accoglierlo senza tradirne l’aspetto. Le pietre furono pulite, trattate e catalogate a partire dal 1977, in un lavoro certosino durato anni.
Un aneddoto che pochi conoscono: a occuparsi materialmente dello smontaggio e della ricostruzione fu in parte l’impresa italiana Condotte-Mazzi Estero, finanziata dal governo italiano – un pezzo di storia italiana incastonato, letteralmente pietra su pietra, in uno dei siti più fotografati d’Egitto. Nel 1979 il Tempio di File è entrato nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, e la stessa gigantesca campagna di salvataggio permise di mettere in salvo, poco più a sud, anche i templi di Abu Simbel.
Oggi si raggiunge solo in barca dal molo di Shellal, e proprio questo obbliga a un piccolo rito di passaggio: il tempio appare all’orizzonte con le sue colonne che sembrano emergere direttamente dall’acqua, un’entrata in scena che molti viaggiatori descrivono come teatrale. Chi pernotta ad Assuan può scegliere anche lo spettacolo serale di suoni e luci, un modo diverso – e decisamente suggestivo – di vivere il sito dopo il tramonto.
L’Obelisco Incompiuto: il gigante che non vide mai la luce
A pochi minuti dal centro di Assuan, dentro un’antica cava di granito rosa, riposa da oltre tremilacinquecento anni un monumento che non è mai esistito davvero – o meglio, che è rimasto per sempre a metà. È l’Obelisco Incompiuto, lungo 41,75 metri con una base di 4,2 per 4,2 metri: se fosse stato completato, sarebbe stato l’obelisco più grande mai innalzato dagli antichi egizi.
La tradizione lo attribuisce alla regina Hatshepsut, una delle poche donne faraone d’Egitto, che lo avrebbe voluto per il tempio di Karnak, forse come compagno di un altro obelisco oggi lontanissimo dal luogo per cui era stato pensato: il suo “gemello ideale” è l’obelisco lateranense, alto 32 metri, completato da Thutmose III e Thutmose IV e trasferito dall’imperatore romano Costanzo II a Roma nel 357 d.C., dove ancora oggi svetta in Piazza San Giovanni in Laterano. Un destino curioso: due blocchi di granito nati nella stessa cava egiziana, uno diventato monumento romano, l’altro rimasto per sempre ancorato alla roccia madre di Assuan.
Il motivo dell’abbandono è scritto nella pietra stessa. Durante la lavorazione emersero crepe profonde nel granito, che ne compromettevano la stabilità; gli artigiani avevano già completato tre dei quattro lati quando si accorsero dei difetti strutturali, e trasportare lungo il Nilo un blocco di oltre mille tonnellate già fragile sarebbe stato troppo rischioso. Il progetto fu lasciato lì, esattamente dove si trova ancora oggi.
Ciò che rende il sito unico non è solo l’obelisco in sé, ma il fatto di poter osservare dal vivo la tecnica di estrazione: l’obelisco fu scavato intorno su tre lati, lasciando il quarto ancora attaccato alla roccia madre, con gli operai che usavano la diorite – una pietra più dura del granito – per intaccare il blocco, un lavoro fisico ed estenuante che si può quasi “leggere” ancora oggi sulle pareti della cava. È, in un certo senso, un cantiere fermo nel tempo: l’unico luogo al mondo dove si vede un obelisco egizio a metà del suo percorso, tra il progetto e la pietra grezza.
I Giardini Feryal: il lato quieto di Assuan
Dopo due tappe cariche di ingegneria e ambizione millenaria, i Giardini Feryal offrono un ritmo completamente diverso. Il giardino fu voluto da re Faruq in onore della figlia Feryal, e si trova all’estremità meridionale della Corniche del Nilo, incastonato tra la Cattedrale copto-ortodossa e il leggendario Old Cataract Hotel – lo stesso albergo dove Agatha Christie soggiornò scrivendo parte di “Assassinio sul Nilo”.
È un piccolo fazzoletto verde molto amato dalle famiglie egiziane, con una vista sul Nilo pari a quella del vicino hotel di lusso, ma senza il relativo conto. Il parco, come spiegano diverse recensioni di visitatori, è costruito su una collina di granito, con percorsi a più livelli e terrazze che si affacciano sul fiume, e conserva ancora oggi grandi massi rocciosi affioranti tra i vialetti – un’eco silenziosa delle stesse cave di granito che hanno dato forma all’Obelisco Incompiuto poco distante.
Tra le panchine, gli alberi, le palme locali e gli alti lampioni ornamentali, i Giardini Feryal sono diventati negli anni un luogo di ritrovo per le giovani coppie che vengono qui a guardare il tramonto. L’ingresso costa 50EGP p/p, e proprio per questo il parco resta uno di quei posti che raramente finiscono nei tour organizzati: ci vanno gli assuaniti, non i pullman. Se cercate un momento di pausa autentica tra un tempio e l’altro – magari proprio prima di risalire verso la Cattedrale copta o dirigervi al Museo Nubiano – è probabilmente il posto giusto.
INFO UTILI
– Per muoversi in città consigliamo di utilizzare InDrive, un tassista per portarvi dalla città al traghetto per il Tempio di File e all’Obelisco Sospeso costa circa 10€
– Il prezzo della barca che vi porta all’isola di File può variare in base al numero di passeggeri, tra i 200EGP e 450EGP
– L’ingresso al Tempio di File costa 550EGP esclusa l’imbarcazione
– L’ingresso all’Obelisco Sospeso costa 220EGP







